beach with thin waves that give no rest to the ear or to the shore. thin noisy edge of the deeps of the soul.

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*loading*.

thinwaves

lunedì, 19 marzo 2007

...

 

dio è gay.

 

scritto da thinwaves
00:36 / p-link / / commenti (5)

giovedì, 15 marzo 2007

...

 

sono ancora vivo ma per poco.

mi piacciono le persone che vivono nel loro mondo.

scritto da thinwaves
18:44 / p-link / / commenti (1)

martedì, 21 novembre 2006

...

 

lame che mi attraversano, ma non sento dolore. (R)

 

scritto da thinwaves
19:24 / p-link / / commenti (4)

mercoledì, 08 novembre 2006

...

 

oggi erano tutti pazzi.

scritto da thinwaves
01:44 / p-link / / commenti

venerdì, 03 novembre 2006

...

 

il tasto start lo ha premuto qualcun altro per te.

 

 

 

 

 

puoi scegliere il livello del gioco:

easy

medium

o "sid vicious"

 

 

 

 

per quanti "alleati" tu possa avere, giocherai sempre da solo.

 

 

 

 

scopo del gioco? bella domanda.

 

 

 

 

puoi smettere di giocare ora se vuoi... :)

 

 

 

 

 

||

 

 

 

 

 

 

 

 

p.s. cercasi maestro di vita.

 

scritto da thinwaves
01:09 / p-link / ridicolo / commenti (5)

giovedì, 02 novembre 2006

...

 

ogni tanto mi fermo a pensare.

troppo.

scritto da thinwaves
01:14 / p-link / / commenti (2)

sabato, 08 luglio 2006

...

 

vuuush glop vuuushhh glooop


non ci avevo fatto molto caso all'inizio, ma era altissima. quasi un metro e novanta.


vuuuuush gloooop vuush


è un problema, quando hai il letto con le sponde.


voooop uuuup


aveva lo sguardo totalmente assente.... eppoi la frangetta a punta. e un gran culo. stupendo.


gloop vuuushhh


“sto venendo...” - “lo so” . mancavano pochi giorni. poi sarei tornato.


glooop gluuup gluup


gli addii mi danno tristezza. come i fiori da cimitero. sarebbe meglio non darseli gli addii.


glup.

tornerò.

 



scritto da thinwaves
02:13 / p-link / madrid / commenti (5)

martedì, 23 maggio 2006

...

io l'asilo non l'ho fatto. avevo paura delle suore, forse. poi però alle elementari ci andai. alla fine mi piaceva. ero il terzo nella classifica dei più carini della classe. forse sono arrivato anche al secondo posto, non ricordo. poi i miei decisero che le medie le avrei fatte in un istituto privato. "tutti i tuoi fratelli sono stati in quell'istituto"."ma tutti i miei amici vanno alle medie del paese...", dissi. "tutti i tuoi fratelli sono stati in quell'istituto", rispose mio padre.

e così le medie le feci dai preti. come le superiori, a quel punto. forse volevano darmi un'educazione cattolica. forse avrebbero voluto darmi un'educazione cattolica.

poi non so bene perchè ho scelto la facoltà che ho scelto. oggi, riflettevo. guardavo uno seduto accanto a me, a lezione. giovani colletti bianchi. giovani con la voglia di far soldi. giovani che vestono firmati. io non voglio far soldi. io voglio star bene. forse non ho sbagliato a scegliere quello che studio. uno non è mica detto che i soldi debba spenderli per comprare cazzate. mi sarebbe piaciuto di più fare altre cose, si. e poi chi l'ha detto, che non possa fare anche altre cose?

tipo, fregarmene.

scritto da thinwaves
00:45 / p-link / / commenti (8)

venerdì, 05 maggio 2006

...

madrid. 8 ore di bus. barcellona. nordest della spagna. arrivo sulle rambla. afterhours in cuffia. rivedo gli stessi posti di 4 anni fa, cambiato un po' dentro. joe mi aspetta, vede la valigia e mi guarda un po' male, poi mi abbraccia e andiamo verso casa sua.

atmosfera erasmus. alcol, francesi, italiani, portoghesi. 4 giorni in giro per barcellona. razzmatazz. assistenti di volo tedesche e vodka redbull. gaudì, parc guell e la voglia d'europa di barcellona. il mare di barcellona non è male, venendo da madrid. ore 11 del 25 aprile: volo per alicante.

caldo. irene e natalia ci portano a murcia. paese piccolo dell'andalusia, stiamo solo 2 notti a casa di michele del billionaire. poca gente in giro. soliti italiani all'estero. affittiamo l'auto, per 1300 chilometri in giro per l'andalusia.

cordoba. il primo impatto dell'andalusia, la spagna autentica. fantastica per clima, ambiente, ragazze, e tradizioni. stiamo solo una notte, all'underground. poi partiamo per siviglia. ci stiamo fino al 20 aprile. la feria di siviglia è diversa. casette private, dove devi avere conoscenze. noi conoscevamo natalia e irene. poi abbiamo conosciuto anche altra gente. l'alcol toglie inibizioni si sa, fino a farti ballare la sevillana con un garofano tra i capelli... tralasciando il resto. 30 aprile, jacopo se ne va in portogallo. noi proseguiamo, fuori programma, coi pochi vestiti e soldi rimasti. 2 giorni, 3 città: cadice, tarifa, granada.

il sole è alto fino alle 10 di sera. tarifa è occupata. dormiamo in macchina, chi ci riesce. dall'alto, si scorge il marocco e l'africa. il vento di tarifa è impressionante, e la sabbia fine e bianca lo accompagna. la sera del 1 maggio, partiamo verso murcia. ci fermiamo 3 ore a granada, in calle elvira. si festeggiano las cruces. la gente esce e beve per piazze e locali. ultimo vero assaggio della festa andalusa. alle 7 arriviamo a murcia. alle 4 ho il bus per madrid. non dormo. a madrid, la sera, piove.

scritto da thinwaves
20:19 / p-link / / commenti (4)

giovedì, 30 marzo 2006

...

insonnia.

scritto da thinwaves
06:22 / p-link / / commenti (8)

lunedì, 20 febbraio 2006

...

 

 20 feb. 1967, ? apr. 1994

                

scritto da thinwaves
14:51 / p-link / memorial / commenti (7)

mercoledì, 01 febbraio 2006

...

si, insomma. insanità mentale, vai via dai.

ah. la vita è un boomerang. quello che dai, di buono o cattivo, ti ritorna tutto prima o poi.

o no?

 

scritto da thinwaves
04:27 / p-link / / commenti (12)

martedì, 24 gennaio 2006

...

fuori dagli occhi e dall'anima. in continua ricerca.

fuori da me. fuori di me.

_

FALLO!

se hai intenzione di tentare,
fallo fino in fondo.
non esiste sensazione altrettanto bella.
sarai solo con gli dei
e le notti arderanno tra le fiamme.

fallo, fallo, fallo,
fallo.

fino in fondo.
fino in fondo.

cavalcherai la vita fino alla
risata perfetta,
è l'unica battaglia giusta
che esista.

Hank.

_

scritto da thinwaves
13:13 / p-link / / commenti (8)

lunedì, 02 gennaio 2006

...

L'ultimo album grunge ideologicamente e contenutisticamente propositivo e innovativo è targato 1991 ("Nevermind" è la traduzione, come temine, filosofica di "grunge"). Da allora, niente più di nuovo sotto il sole, per quanto riguarda il panorama rock: tutto quello che di "nuovo", interessante, stimolante e significativo è stato fatto con chitarra-basso-batteria non a caso è stato chiamato "post-rock". Il grunge, in talune sue brezze apparso così fresco e nonostante tutto spensierato, semplice, diretto: il grunge, il bambino, ha storicamente costituito le campane che suonano a morto per il rock. Prima di interrogarsi sul valore della vita e sul fatto che simbolo di morte sia un vecchio piuttosto che un neonato, si guardi la copertina di "Nevermind". Alla risposta si apponga il significato di quest'ultimo titolo o parola.

scritto da thinwaves
22:23 / p-link / memorial / commenti (11)

venerdì, 30 dicembre 2005

...

lampi al neon.

parte 2.

 

- lasci che le dica una cosa, dottor white. la psiche umana ha più segreti di un capo di stato. mi hanno raccontato di un tizio giù a madville.. un tipo a posto, non c’è che dire. un reduce dal vietnam. vi perse un occhio, cimentandosi in so quale antica lotta con un sacerdote del posto. a madville era autista di ambulanze. era uno giusto, mi creda. solo che a volte ci dava un tantino giù col whiskey irlandese, m'intende? si lamentava sempre del traffico, dell’indifferenza dei passanti, e sentiva il desiderio di richiamare in qualche modo la loro attenzione. così a volte capitava che alzasse il ricevitore, simulasse una chiamata di soccorso.. e poi giù, a tavoletta, dottor white. a tavoletta per la città con la cavalcata delle valchirie come sirena annunciatrice. perchè tutti si fermassero a guardarlo in azione. per sentirsi per qualche attimo padrone della scena. un giorno però, jack "blueye" ebbe un terribile incidente. in una delle sue folli corse, la sua ambulanza andò a scontrarsi con due auto della polizia e altre tre ambulanze. un terribile scontro tra sirene, dottor white. rimasero tutti miracolosamente illesi, tranne jack. jack era grave, ma non vi erano altri mezzi di soccorso in servizio quel giorno.  

- una brutta storia.

- già. e le ho mai raccontato di quel tizio di needleville? si chiama mohammed johnson. un tipo a posto, non c’è che dire. un ex-sultano caduto in rovina. collezionava aghi. uno giusto, mi creda. se non fosse per quel trauma che si porta dietro da bambino. quando vide la madre sodomizzata da un turista giapponese, col la moglie dell'occhio a mandorla a riprendere la scena. da allora, quando sente parlare giapponese, prende la sua scatola di aghi e tenta di infilzare tutti i piccioni di needleville.  

- e con questo che mi vuole dire, dottor black?

- dottor white, vi sono più connessioni all'interno del cervello umano che stelle nell'universo, e mi chiedo come il risultato di tutto ciò sia.. mi chiedo come reagirebbe il nostro cervello auto-contemplandosi. quale complicato intreccio di relazioni cause-effetto sorgerebbe alla vista di tutti quegl'impulsi di luce tra una sinapsi e l’altra. scopriremo i misteri ancora esistenti dell'apprendimento, del rimodellamento delle connessioni, della memoria, della ricomposizione delle percezioni. scopriremo anche i sentieri malati percorsi nelle menti come quelle di jack e mohammed. arriveremo a dominare la nostra mente, dottor white. arriveremo a dominare la mente di tutti.

in quel preciso istante il neon alle pareti si mise a lampeggiare. i due medici non ci fecero molto caso, all'inizio, ma i lampi cominciarono a diventare sempre più veloci e insistenti, fino a trasformarsi in una vera e propria tempesta di luce celeste. i due dottori furono obbligati a coprirsi gli occhi dal dolore delle loro cornee. quando per un attimo, il dottor white provò a riaprirli, l'unica cosa che gli parve di vedere fu una miriade di lampi celesti comparire a velocità supersonica nel cervello del dottor black. in quell'attimo, non riuscì più a pensare. desiderò solo scappare il più lontano possibile. chiuse nuovamente gli occhi, spegnendo di fretta la sigaretta sul posacenere.  

- mi ha convinto, dottor black. daremo quella partita di pazienti. ma si accerti sui pagamenti. - disse con una voce strana.

si alzò lentamente dalla sedia, e si diresse verso l'uscita. procedeva inciampando tra le sedie, con una mano a coprirsi gli occhi, e l'altra a tastare il muro verso la porta, mentre la tempesta di lampi al neon continuava a infuriare nella stanza.  

- sa una cosa, dottor white? io lo sapevo che lei era un tipo a posto. lei è uno giusto. non c'è che dire.  

il neon si spense. la sigaretta ancora fumante tra la cenere, illuminava fiocamente il volto raggiante del dottor black. e il vuoto della stanza.  

scritto da thinwaves
00:00 / p-link / / commenti (2)

mercoledì, 28 dicembre 2005

...

lampi al neon.

parte 1.

 

nauseante odore di trielina nell'aria. è l'ora del consueto coffeeandcigarettes pomeridiano, per il dottor black e il dottor white.

- progetto "no-mind"? quanti ne vogliono stavolta.

- solo dieci. ma con buona vista. è un progetto di alterazione visiva. applicheranno delle placche metalliche alle orbite oculari, per permettere la rotazione completa dell'occhio. un giro completo, dottor white, per vedere il proprio cervello in tutto il suo splendore. che gliene pare.

- si ricordi l'indisciplina del centro newman, dottor black. ricorda il loro ultimo progetto, il progetto "no-secrets"? tutte quelle operazioni andate a male?

- sostituire al tessuto epidermico un sottile strato di plexiglass trasparente non è esattamente una passeggiata, dottor white. era inevitabile qualche errore.

 - e che mi dice di quel famoso progetto, il progetto "no-will"?

- fu un esperimento commissionato dal governo. la sonda di controllo-volontà applicata ai centri corticali dei pazienti entrò in collisione col loro ipotalamo. cominciarono tutti ad abbaiare e a correre a quattro zampe per l'ospedale, dimenandosi oscenamente davanti alle infermiere. furono costretti ad abbatterli. fu un errore di taratura della sonda. 

 il dottor white continuava a sorseggiare il caffè del reparto kjb-03, il migliore di tutto il sunday hospital. osservava rapito la luce del neon celeste alle pareti, e il fumo delle loro sigarette che saliva lento dal posacenere, formando seducenti sagome celesti. ogni parete del sunday hospital era a quadri bianche e neri e con finestre a forma di cerchio. erano finestre senza apertura, da quando un'epidemia di rare malattie respiratorie tra il personale indusse l’amministrazione di edgetown a considerare "sensibilmente insalubre" l’aria dell'intero circondario.

 - sono bravi ragazzi, dottor white. sono giovani, e talvolta si lasciano prendere dall' entusiasmo - continuò il dottor black.

 - può darsi, ma non ancora pagato l'ultima consegna di pazienti.

 - parlerò col direttore del centro newman, dottor white. è un tipo a posto, non c’è che dire. uno giusto, mi creda.

Il dottor black era uno dei più fervidi sostenitori del progetto "no-mind". da sempre era iscritto al club degli scienziati della psiche. credeva fermamente che con una buona ricerca (e qualche soldo ben speso), si potesse arrivare a dominare completamente la psiche di ogni uomo.

scritto da thinwaves
00:11 / p-link / / commenti (1)

domenica, 25 dicembre 2005

...

marcel finì per strada il primo giorno d'autunno dell'anno 1977. aveva perso tutto. anche la speranza, quando sua moglie morì all'ospedale bon espoir di parigi dopo inutili cure. si ritrovò solo, e senza più soldi. ogni giorno implorando, con lo sguardo triste, un poco di attenzione dalla gente che gli passava accanto. visse per 15 anni sotto un ponte, nei pressi di rue de oublier. capì che in quel mondo lui, per gli altri, era ciò che non aveva. capì che ciò ch'egli aveva dato invano, per amore dell'unica persona importante della sua vita, non gli sarebbe mai più stato restituito. morì una notte d'inverno, dopo un lungo periodo di malattia. a pochi metri da lui, le campane della cattedrale di saint joseph rintoccavano la mezzanotte. era la notte di natale del 1992, e marcel, col volto quasi sorridente, teneva ancora in mano l'immagine dell'unica persona che seppe amarlo veramente. la neve, coprendolo lentamente, cancellò per sempre ogni lacrima dal suo volto.

 

scritto da thinwaves
02:32 / p-link / / commenti

mercoledì, 21 dicembre 2005

...

sono affascinato dalle luci al neon. soprattutto quando lampeggiano così forte che le connessioni del tuo cervello si rimescolano tutte. bzt.

scritto da thinwaves
23:30 / p-link / / commenti (3)

martedì, 20 dicembre 2005

...

Stella was a driver and she was always down scrive:

sei il ragazzo più antipatico che conosco

Stella was a driver and she was always down scrive:

cioè non ti conosco

Stella was a driver and she was always down scrive:

sei antipatico e basta

elfo. scrive:

beh, non so che dire. ok.

Stella was a driver and she was always down scrive:

sgrrrr

elfo. scrive:

tu una delle più schizoidi. pare.

Stella was a driver and she was always down scrive:

...

elfo. scrive:

dopo di me.

Stella was a driver and she was always down scrive:

ma tu sei antipatico e basta

elfo. scrive:

non direi.

elfo. scrive:

ho tante altre qualità.

Stella was a driver and she was always down scrive:

ma quali?

elfo. scrive:

beh. adesso non mi vengono. so che ce l'ho.

elfo. scrive:

sono dolce?

Stella was a driver and she was always down scrive:

ma per niente

Stella was a driver and she was always down scrive:

sei acido

Stella was a driver and she was always down scrive:

sei una prima donna

elfo. scrive:

uhm.

elfo. scrive:

strano.

Stella was a driver and she was always down scrive:

ma strano che?

Stella was a driver and she was always down scrive:

non te lo ha mai detto nessuno?

elfo. scrive:

sono ironico?

elfo. scrive:

intelligente?

Stella was a driver and she was always down scrive:

sei un cretino

scritto da thinwaves
02:10 / p-link / / commenti (4)

domenica, 18 dicembre 2005

...

sei.

maria era nuda accanto a me. aveva il battito lento, e se ne stava sdraiata su un lato col volto quasi sorridente. mi chiesi cosa stesse sognando. sembrava piú bella dietro al bancone del bar. ma aveva qualcosa di particolare. il suo sorriso mi faceva girar la testa.

non riuscivo a dormire. mi alzai e mi accesi una sigaretta. fumavo molto di piú in quel periodo, ed era troppo presto per dormire. rilessi una parte della lettera che mi scrisse lei prima della mia partenza.

"con te sono morta e rinata molte volte. sei un'anima in pena, che quando saprá liberarsi da quel peso volerá molto in alto. ma per ora, non riesco a starti accanto. ti amo."

fissai per un po' quelle parole. poi gettai la lettera. ripensai a quand'ero bambino. quand'ero curioso di tutto. curioso e incosciente. quando forse, fai semplicemente le cose piú importanti della vita. nessun peso. vita pura.

tornai a letto. maria dormiva ancora. le baciai il collo, la svegliai e rifacemmo ancora l'amore. ma avevo in testa un altro pensiero. davanti ai miei occhi, il suo corpo caldo, lento e ansimante. dietro, io, assente.

era l'ultimo giorno prima di tornare in italia. una domenica con poco sole, e la gente per le strade a consumare il natale. avrei avuto l'aereo la sera stessa.

scritto da thinwaves
18:33 / p-link / madrid / commenti (3)

venerdì, 16 dicembre 2005

...

una lunga danza ai bordi del dirupo

con vestiti da gitana che ondeggiano tra la nebbia.

scivola nel vuoto la donna col figlio muto.

le anime attorno vi si gettano per compassione.

lame che mi attraversano. ma non sento dolore.

 

scritto da thinwaves
17:26 / p-link / / commenti (1)

giovedì, 08 dicembre 2005

...

 

 

scritto da thinwaves
17:25 / p-link / / commenti (3)

mercoledì, 07 dicembre 2005

...

era lí, seduto, da non so quanto tempo. l'avevo fatto sedere io, in quel posto. era il mio giullare dal cappello verde. mi guardava con un'espressione cosí serena e divertita, che faceva venir voglia di rivolgergli la parola. ma docilmente, come si parla ai bambini.

- come ti chiami?

- kafka.

- e quanti anni hai, piccolo kafka?

- piú di quanti ne avrai mai tu.

e si mise a ridere. ma una risata strana. simile a un fruscio di foglie cadute.

scritto da thinwaves
21:59 / p-link / / commenti (1)

lunedì, 05 dicembre 2005

...

linea di basso. grida. eco. crepitio in dissolvenza. risa ed esplosioni di luce celeste. silenzio. chitarra. assolo. pianti e lamenti in sottofondo. ordini, spari, morte. silenzio.

stai nel tuo guscio, vecchio hippie. alza il tuo muro. hai tutto quello che ti serve per fuggire un poco dalle tue ansie. hai distrazioni di massa.

una scritta arabeggiante si riflette sulla cupola di marmo bianco. siate i benvenuti nel vostro mondo, poiché é l'unico che visiterete. voglio un'arma. bianca, vergine, invisibile.

versi di gabbiani in sottofondo. 

dissolvenza. 

scritto da thinwaves
17:28 / p-link / / commenti (3)

venerdì, 02 dicembre 2005

...

cinque.

mi sbagliai. l'insonnia continuó. ma per altri motivi.

mediamente, le mie giornate non iniziavano mai prima delle due di pomeriggio. né finivano prima delle sei di mattina. avevo quattro ore di luce al giorno, piú ogni notte da vivere. persi in quei giorni ogni senso del dovere. trascurai quasi del tutto l'universitá e le lezioni. quello che non trascuravo, invece, erano i soliti vizi, e le nuove conoscenze. questo fece si che, a parte l'insonnia, il tempo passasse molto veloce. le feste in appartamento, il salasol, il p.g., tribunal. la zona del tribunal credo fosse la migliore di tutta madrid. era plaza 2 de mayo, la via lactea, il noise, il re lucertola. aveva in genere i migliori concerti, e la miglior musica. salire i gradini della metro a tribunal, era una delle migliori cose da farsi verso le undici e mezza di sera.

quando mi proposero alcuni giorni a granada, accettai volentieri. granada é una delle migliori cittá andaluse. la vita notturna non é certo paragonabile a quella madrilena, ma il clima che si respira per le vie del centro, calle rivera, calle pedro antonio, ha qualcosa di particolare. fummo all'alhambra. ricordo la vista dalla torre della vela. il bianco delle case sulla collina, e il verde scuro degli alberi che le costeggiavano una ad una. ma soprattutto ricordo la cura estrema dei dettagli, la geometria dei giardini interni al palazzo, delle forme scolpite sulle pareti, sui soffitti e sulle colonne. puro caos di forme belle, direbbe qualcuno.

in quei giorni la parola madrid prese un significato definito. era un'associazione di immagini e suoni difficili da esprimere a parole. era la consapevolezza che ogni giorno, ed ogni notte, offrono sempre qualche nuova scelta. era il caldo movimento di migliaia di volti ed anime. un lungo, imprevedibile, gioco di specchi. 

inevitabilmente il mio corpo cominció a risentire di quel ritmo di vita. mi ero fatto molto magro. oltre al fatto che la mia pelle diventó scandalosamente bianca. avevo addosso, di giorno, i segni della notte. nonostante questo, qualcuno si prese cura di me.

scritto da thinwaves
19:28 / p-link / madrid / commenti (2)

martedì, 25 ottobre 2005

...

quattro.

ore 3.21, camera mia. musica di east saint louis toodleoo. le braccia appoggiate al tavolo, e la testa appoggiata sulla mano sinistra. il respiro corto e irregolare. davanti al mio occhio destro, un bracciale di cuoio nero e un elastico bianco. davanti a quello sinistro, ciuffi biondi che pulsano ad ogni battito del cuore.

vi sono piú connessioni all'interno del cervello umano che atomi nell'universo, e mi chiedo come il risultato di tutto ció sia l'immagine di un viso bianco, con gli occhi scuri, e capelli lunghi, lisci e neri. un'insistente immagine associata a nuvole di parole fredde e taglienti come il ghiaccio. ma come il ghiaccio trasparenti, da potervi intravedere riflessi di luce e calore e istinto e passione. se dovessi pensare a cosa di piú prezioso ho ora, non saprei definirlo. ma se dovessi pensare a cosa di piú prezioso vorrei avere, non avrei dubbi e sarebbe lei.

alle 3.18 il foglio che recava queste parole venne strappato assieme alla sua foto, appesa accanto al letto. la settimana insonne era finita, assieme alla mia voglia di perdere ancora tempo per lei.

scritto da thinwaves
21:47 / p-link / madrid / commenti (10)

sabato, 15 ottobre 2005

...

tre.

- rubio. rubio!

- si?

- tiene un cigarro?

- claro.

- para mi?

- claro.

- tu tienes 19 años, de verdad? 19.

- no.

- 23.

- claro.

- podría ser tu padre.

aveva gli occhi azzurri. lunghi capelli biondi. e bianchi. si, poteva esser mio padre. mi disse che aveva quasi cinquant'anni. lo incontrai mentre tornavo a casa un giovedí mattina, vicino plaza mayor. fumava ghiaccio. me ne offrí un poco, e il vapore mi prese lentamente alla testa. lo scricchiolio della carta stagnola assomigliava al rumore di piccoli insetti calpestati, o sgranocchiati. ci fermammo a parlare. non ricordo di cosa. dopo un po' arrivó un nero coi rasta. poco piú in lá alcuni barboni dormivano nel loro sacco a pelo blu. mi chiese 50 centesimi. ne avevo solo 20, e glieli diedi volentieri.

non tutti hanno ció che meritano. e non tutti meritano ció che hanno. ma per l'essere il discorso é diverso.

arrivai davanti al portone di casa. ripensai a quello di casa mia, in italia. all'edera vicino. mi piace l'edera come sale.

scritto da thinwaves
19:29 / p-link / madrid / commenti (6)

sabato, 08 ottobre 2005

...

due.

la chitarra nuova mi costó uno sproposito. in compenso suonava pure male. la tavola non era sicuramente cedro, come mi era stato detto, o m'era sembrato di capire. stridula, emetteva deboli guaiti, anche se suonata con rabbia. il mi minore usciva storpiato. d'altronde, era una rochester. non potevo permettermi una ramirez da studio, come george harrison.

il giorno dopo pubblicai un annuncio sul giornale di madrid:

"splendida guitarra rochester. nuevissima, amplificada, se vende por necesidad. 160 con funda. tel 697 571719."

in attesa e nella speranza di recuperare i miei soldi, quella sera decisi di rimanere a casa. avevo speso un patrimonio, in una settimana. d'ora in poi avrei limitato lo sperpero. o in alternativa avrei trovato un lavoretto. decisi di limitare lo sperpero. fu la prima sera che rimasi a casa, e mi accorsi solo allora che mi mancava anche una lampada da tavolo, oltre a tutto il resto. é matematico. piú cose ti mancano, meno hai soldi. piú hai soldi, piú cose vuoi. é l'algebra del bisogno, come direbbe il vecchio bill.

non chiamó nessuno. abbassai il prezzo, ma invano. decisi di tornare al negozio di c/ san jeronimo e di porre rimedio all'errore, per quanto possibile. mi diedero una washburn con tavola in abete, fondo e fasce in "pinosanto del rio" e tastiera in palissandro. era pesante, ingombrante, ma il tono mi gustava.

non furono giorni adrenalici come i primi, quelli. conoscemmo gli altri studenti del piano di sopra. e arrivó la coinquilina di bilbao. carina, con una voce dolce, ma con qualcosa che non andava, oltre al fidanzato tedesco. il mio campus, somosaguas, distava quasi 40 minuti da casa mia, e dal centro di madrid. quella settimana persi 8 lezioni. tutte.

ma in fondo, avevo una washburn tutta mia. e non tutto obbediva all'algebra del bisogno.

scritto da thinwaves
15:57 / p-link / madrid / commenti (3)

giovedì, 29 settembre 2005

...

uno.

il cerchio di fumo intersecó gli altri due formando una piccola catena sospesa in aria. dissoltasi in un attimo.

ero arrivato e il panino, l'aereoporto e pure la gente seduta al bar, non erano esattamente come mi aspettavo. arrivai in appartamento verso le 10 di sera, attendendo al numero 11 di c/ colegiada che il mio nuovo coinquilino mi aprisse la porta della mia futura dimora erasmus. mi accorsi solo il giorno dopo di quanto era alto. ma mi accorsi subito delle condizioni della mia camera. il letto, il materasso di spugna morta, la scrivania per nani senza pretese. la prima sera decisi di dormirci sopra. faticando ad addormentarmi.

il giorno dopo, e quelli seguenti, lo sforzo dell'adattamento fu ampiamente ricambiato dal piacere delle nuove conoscenze. nuove persone, nuovi luoghi, nuovi tratti di me stesso. il tempo passava veloce. molto veloce. e anche i soldi, uscivano velocemente di tasca. le giornate scorrevano, senza accorgermene. mi ritrovai a rincorrerle. una corsa piacevole, ma senza il tempo di riflettere, meditare, pensare a sé stessi.

la prima settimana, la mia curiosità era in gran parte per la pronuncia dello speacker della metro. adoro le metro. i cunicoli sotterranei, le scale mobili con i manifesti a lato, il rombo crescente dei vagoni in entrata e quello in dissolvenza dei vagoni in uscita.

tutto sommato, non stavo male. ma mi mancava ancora qualcosa. una, in particolare. decisi di comprarmela.

scritto da thinwaves
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mercoledì, 21 settembre 2005

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volo a madrid.

scritto da thinwaves
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